Dare suono: quando la voce libera ciò che la mente trattiene

Ci sono libri che non si leggono una volta sola, sono compagni di viaggio, da aprire nei momenti giusti… o magari a caso.
Qualche giorno fa ho ripreso in mano “Libera la voce dell’anima” di Karina Schelde creatrice del metodo Soul Voice® e, come faccio spesso, l’ho aperto senza cercare una pagina precisa. Mi sono ritrovata davanti a queste parole:
“Dare suono è un metodo che ci porta immediatamente fuori dalla nostra testa e profondamente dentro al nostro corpo.
È una forza creativa, un corpo-voce, che vive all’interno di tutti noi, una voce che ci riporta ai nostri veri istinti e che incorpora la voce nel suo centro. Ci mette in grado di parlare e comunicare dalla nostra essenza.
Soltanto quando permettiamo a noi stessi di sospirare, ridere, piangere, lamentarci o gemere, abbiamo il senso della libertà. Siamo scarcerati dal nostro controllo mentale. …
Il suono ha la capacità di penetrare nel subconscio e rilasciare questi blocchi”.

Mi ha colpito la semplicità, la chiarezza, la verità diretta di queste parole. Perché in fondo è proprio così: passiamo gran parte del nostro tempo nella testa: pensiamo, analizziamo, controlliamo, tratteniamo.
Ma il corpo… sente.
E la voce è il ponte.

Dare suono non è “fare un suono bello”
Non è cantare bene.
Non è performare.
Dare suono è permettere.
Permettere al respiro di uscire, a un sospiro di diventare più grande, a una risata, a un pianto, a un suono grezzo, magari anche scomodo… di esistere.
È un ritorno a qualcosa di profondamente naturale e istintivo, a una parte di noi che non ha bisogno di essere spiegata, ma solo ascoltata.

Il suono e il subconscio
Quello che trovo più potente è questo passaggio: il suono riesce ad arrivare dove la mente non arriva. I nostri blocchi emotivi non sono solo pensieri: sono tensioni nel corpo, energie trattenute, parole mai dette. E spesso non basta “capire” per lasciarle andare.
Il suono, invece, entra direttamente lì.
Non chiede il permesso alla mente.
Apre.

Una mia esperienza
Qualche tempo fa mi sono trovata in una situazione di conflitto con il mio partner.
Ero arrabbiata. Ferita. Chiusa.
E come spesso accade, nella mia testa continuavano a girare pensieri, giustificazioni, dialoghi immaginari.
Ma dentro… c’era molto di più.
A un certo punto ho sentito chiaramente che avevo bisogno di fare qualcosa di diverso. Non parlare. Non spiegare.
Lasciare uscire.
Mi sono presa uno spazio per me e ho iniziato a dare voce a quello che sentivo.
Non parole. Suono.
All’inizio era trattenuto. Poi sempre più pieno.
Profondo. Selvaggio. Vero.
C’era rabbia.
C’era dolore.
C’era frustrazione.
E poco alla volta… qualcosa si è sciolto.
È come se quel peso dentro di me avesse finalmente trovato una via di uscita.
Il corpo si è rilassato.
Il respiro si è aperto.
E con quella leggerezza ritrovata, è cambiato anche il mio modo di stare nella relazione.
Non c’era più bisogno di difendermi.
Potevo incontrare di nuovo l’altro, senza quella carica emotiva.

La libertà di sentire
Forse è proprio questo che intende Karina quando parla di libertà. La libertà è lasciare che ciò che sentiamo si muova.
Sospirare.
Ridare.
Piangere.
Gemere.
Sono tutte porte.
E ogni volta che le attraversiamo, torniamo un po’ più vicini a noi stessi.

Se senti che anche tu hai bisogno di ritrovare questo spazio dentro di te, ascolta il tuo corpo.
La voce sa già dove andare.

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